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Gli Alpini, una razza strana ma non tanto

Di Giancarlo Bianco

Le origini dell'ANA

ALPINI. Per tracciare un loro identikit bisogna risalire al 1872, anno in cui furono costituiti i primi reparti addestrati per la difesa dei confini dell'arco alpino e per condurre la guerra in montagna. Dopo le vicende belliche della I guerra mondiale, nel 1919 a Milano, per iniziativa di un gruppo di ex combattenti fu fondata l'ANA, l'Associazione Nazionale Alpini, il cui scopo era: tenere vivo lo spirito di corpo e conservare le tradizioni e le caratteristiche degli Alpini; raccogliere e illustrare le loro imprese; aumentare i vincoli di fratellanza fra gli Alpini di ogni grado e condizione; favorire i rapporti con tutte le altre Associazioni che hanno in comune il culto e lo studio della montagna.

Nel 1921 nacque la Sezione di Firenze e nel 1926 per iniziativa del Col. Amedeo Primi sorse il Gruppo di Prato.

In quegli anni fu organizzata la prima adunata nazionale (1920) che si svolse sull'Ortigara. Da allora le adunate nazionali si sono ripetute annualmente, con interruzione nel periodo bellico della II guerra mondiale.

L'Associazione oggi

Attualmente l'A.N.A. registra più di 370.000 iscritti, la sezione di Firenze ne conta 1.755 ed il gruppo di Prato invece è forte di 82 elementi, ma potenzialmente la forza vera è tre volte tanto.

Dal 1985 è stata organizzata una struttura di coordinamento delle unità della Protezione Civile che fanno capo agli Alpini, che dispone anche di un ospedale da campo attrezzato sempre pronto per ogni evenienza.

Perché gli Alpini fanno l'Adunata

Annotate queste notizie da cronista, vale la pena di dare una risposta a una domanda che sorge spontanea e che tanta gente si pone: ma perché gli Alpini fanno l'Adunata? Già, perché?

Non è facile rispondere a chi non fa parte della grande famiglia, e pomposamente si può affermare che è per l'orgoglio e la consapevolezza di appartenere ad una razza che vive da 129 anni e nella cui storia sono scritte tante pagine di eroismi, di imprese, di gloria, di sangue, e per onorare e non dimenticare chi ha perso la vita per difendere e affermare i principi e gli ideali che ispirano la nostra società.

Ma più semplicemente gli Alpini fanno le Adunate perché ogni tanto devono far festa e quindi scendono a valle, puntuali all'appuntamento, per la voglia di stare insieme, di incontrarsi, di ritrovarsi, di ricordare e raccontarsi, per vivere alcune ore allegramente e serenamente con l'aiuto magari di un buon bicchiere, insieme a tanti amici, per riconoscersi fra la propria gente con cui si condivide il linguaggio semplice, schietto e coerente degli uomini di montagna, fatto di poche parole, di pochi gesti di intesa, di una stretta di mano, di un abbraccio.

Lo spirito alpino

Sì, perché gli Alpini sono dei semplici, spontanei, generosi (un po' grulli si direbbe in Toscana), osservanti delle regole della convivenza civile, fedeli alle istituzioni, con uno spiccato attaccamento al dovere, dediti al proprio lavoro ed alla propria famiglia, solidali con il prossimo. Sono i componenti di quella strana razza che, lontano dai megafoni e dai riflettori della politica, non ama mettersi in mostra e che al dire preferisce il fare, senza chiedere nulla in cambio.

La solidarietà degli Alpini

«Tasi e tira» è il loro motto. Così si spiega il loro modo di essere di fronte a chi soffre o in occasione di calamità naturali o politiche.

Elencare tutte le loro opere in questo campo sarebbe troppo lungo: basta ricordare come esempio gli interventi recenti e meno recenti in Albania, nella ex Jugoslavia, o in occasione dei terremoti in Umbria, in Irpinia, in Friuli, in Armenia, o in occasione delle inondazioni in Piemonte e Val d'Aosta o dei nubifragi in Francia, riscuotendo in questo caso l'ammirazione e il plauso ufficiale del governo francese.

Senza contare poi gli innumerevoli interventi di costruzione o riassetto di manufatti destinati in gran parte ad opere sociali (asili, scuole, case di riposo, ecc.): uno per tutti vale ricordare l'asilo di Rossosch. Per la cronaca, l'Alpino Pietro di Firenzuola è appena rientrato da un periodo di lavoro nelle vicinanze di Sarajevo, dove ha collaborato insieme ad altri Alpini alla ricostruzione di una scuola.

Il cappello e lo spirito delle Adunate

Perciò si capisce perché nelle adunate nazionali confluiscono spontaneamente e a loro spese centinaia di migliaia di persone provenienti da tutta Italia, anzi da tutto il mondo, e sfilano per ore e ore con il cappello: quel cappello che è diventato un sacro segno distintivo della consacrazione a vita come appartenenti alla razza, oltre che compagno inseparabile nell'adempimento del dovere, copricapo utile per proteggersi dal sole o dalla pioggia, cuscino nei momenti di riposo in mancanza di altro o strumento utile per dissetarsi con l'acqua di un ruscello.

Così si spiega anche l'entusiasmo che caratterizza tutte le manifestazioni degli Alpini, così come nell'ultima adunata nazionale a maggio a Genova, dove i genovesi, che non hanno fama di essere espansivi e facili agli entusiasmi, sono rimasti per ben 10 ore ad applaudire il passaggio della sfilata senza bisogno di forze di polizia a tutelare la sicurezza, perché gli Alpini il servizio d'ordine l'hanno incorporato. (Guarda un po', due mesi dopo cosa è successo...!)

Il futuro degli Alpini

Purtroppo il tempo e l'anagrafe svolgono inesorabilmente la loro opera, ma gli Alpini non muoiono: gli Alpini «vanno avanti» ed il loro spirito rimane a sostenere le nuove generazioni, che devono perpetuare il loro messaggio di unità, di Patria, di pace e solidarietà.

La riorganizzazione delle forze armate prevede poi una drastica riduzione delle truppe alpine, per cui il loro futuro è incerto, ma non possiamo non augurarci che non vengano meno i presupposti perché ci siano sempre le Penne Nere, perché non vada disperso il loro patrimonio di umanità, perché non si cancelli questa scuola di vita per i giovani che dovranno reggere le sorti della società del domani, sempre più bisognosa di valori e di punti di riferimento.


Giancarlo Bianco, autore di questo articolo, è stato per tanti anni Segretario e Tesoriere del Gruppo Alpini di Prato: una colonna portante della vita del Gruppo, oltre che Consigliere della Sezione ANA di Firenze. Ne conserviamo il ricordo con affetto e riconoscenza.