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Fratelli d'Italia

Fratelli d'ltalia,
L'ltalia s'e desta.
Dell'elmo di Scipio
s'e cinta la testa.
Dov'e la vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creo.
 
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte,
Italia chiamo.
 
Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perche siam divisi.
raccolgaci un'unica
bandiera, una speme,
di fonderci insieme
gia l'ora suono'.
 
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte,
Italia chiamo.
Uniamoci, amiamoci:
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
Uniti, per Dio!
chi vincer ci puo?
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte,
Italia chiamo.
 
Dall'Alpe a Sicilia,
dovunque e Legnano;
ogni uom di Ferruccio
ha il core, ha la mano.
I bimbi d'Italia
si chiaman Balilla,
il suon d'ogni squilla
i Vespri suono'.

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte,
Italia chiamo.
Son giunchi che piegano
le spade vendute;
gia l'aquila d'Austria
le penne ha perdute:
il sangue d'Italia
il sangue polacco
bevé col cosacco.
Ma il sen le brucio. 
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte,
Italia chiamo.
 
Evviva l'ltalia,
dal sonno s'e desta,
dell'elmo di Scipio
s'e cinta la testa.
Dov'e la vittoria?
Le porta la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creo.

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
siam pronti alla morte,
Italia chiamo.
 
Goffredo Mameli 1884

Come leggerla oggi:

Fratelli d'Italia, l'Italia si è svegliata. Sul capo ha l'elmo di Scipione l'Africano, il vincitore di Cartagine.
Dov'è la vittoria? L'Italia ne afferri la chioma. Dio ha infatti concepito la vittoria come schiava di Roma (e delle sue glorie).
Schieriamoci in battaglia (la coorte era un'unità della Legione romana).
Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.
Da secoli veniamo calpestati e derisi. perché non siamo un popolo, perché siamo divisi.
Ci accomuni una sola bandiera. Ci leghi un'unica speranza. L'ora di unirci è già suonata. Schieriamoci in battaglia.
Siamo pronti alla morte. L'italia ci ha chiamati.
Uniamoci e amiamoci. L'Uniome e l'amore indiacano ai popoli le vie segnate dal Signore.
Giuriamo di rendere libera la nostra patria. Se saremo uniti, per Dio, chi riuscirà a sconfiggerci?
Schieriamoci in battaglia. Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.
Dalle Alpi alla Sicilia, è come se ogni angolo d'Italia fosse Legnano (qui la lega Lombarda sconfisse nel 1176, l'Imperatore Federico Barbarossa).
Ogni nostro compatriota ha il coraggio e il valore di Francesco Ferruci (fu il difensore della Repubblica di Firenze, assiedata nel 1530 dall'imperatore Carlo V).
I bambini d'Italia si chiamano tutti Balilla (è il nomignolo di un ragazzo assurto a simbolo della sommossa contro gli austriaci, scoppiata a Genova nel 1746).
Ogni campana evoca il suono dei Vespri siciliani (si vuole siano state le campane a chiamare il popolo alla lotta, durante l'insurrezione antifrancese di Palermo, detta dei Vespri siciliani, il 30 marzo 1282).
Schieriamoci in battaglia. Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.
Le spade dei mercenari, al soldo degli austriaci, sono deboli come giunchi che si piegano.
L'Austria, la potenza che oggi domina nei nostri confini, ha già perduto le penne di quell'aquila che adorna il suo stemma.
L'Impero austro-ungarico ha bevuto il sangue dell'Italia, alleato della Russia, con l'aiuto delle truppe cosacche,
L'Impero ha represso nel sangue la libertà della Polonia.
Ma tutto quel sangue gli ha bruciato il cuore.
Schieriamoci in battaglia. Siamo pronti alla morte. L'Italia ci ha chiamati.
 
 
Inno 33
Barcarol del Brenta
E cadorna manda a dire
Dai fidi tetti del villaggio
i bravi alpini sono partiti
mostran la forza ed il coraggio
della lor salda gioventù
sono dell’alpe i bei cadetti
nella robusta giovinezza
dai loro baldi e forti petti
spira un’indomita fierezza

rit:
Oh, valore alpin difendi sempre la frontiera
e la sul confin tien sempre alta la bandiera
sentinella allerta per il suol nostro italiano
dove amor sorride e più benigno irradia il sol
Là fra le selve ed i burroni
là fra le nebbie fredde ed il gelo
piantan con forza i lor picconi
ed il cammin si fa più breve

risplenda il sol o scenda l’ora
che reca in ciel l’oscurità
il bravo alpin vigila ognora
pronto a lanciar il chi valà
 
rit:
Oh, valore alpin difendi sempre la frontiera
e la sul confin tien sempre alta la bandiera
sentinella allerta per il suol nostro italiano
dove amor sorride e più benigno irradia il sol
Oi barcarol del Brenta
presteme la barchetta
per andar in gondoletta
sulla riva del mar
andar in gondoletta
sulla riva del mar
Mi sì che te la presto
basta che la ritorna
se la barca se sprofonda
non ve la presto più
la barca se sprofonda
non ve la presto più
La barca è preparata
cinta di rose e fiori
ci son dentro i cacciatori
del 7° alpin
son dentro i cacciatori
del 7° alpin
Del 7° alpini
del battaglion Cadore
vi saluto belle more
non vi vedrò mai più
saluto belle more
non vi vedrò mai più
Ci rivedremo ancora
forse da richiamati
con gli zaini affardellati
non ci vedremo più
gli zaini affardellati
non ci vedremo più
La barca è ritornata
cinta di rose e fiori
ci son dentro i cacciatori
del 7° Alpin
son dentro i cacciatori
del 7° Alpin
E Cadorna manda a dire
Che si trova là sui confini
Che ha bisogno delli alpini
Per potersi avanzar
La fanteria è troppo debole
I bersaglieri sono mafiosi
Ma gli alpini son valorosi
Su pei monti a guerregiar
Novantasette fatti coraggio
Che le porte son bombardate
Tra fucili e cannonate
Anche l’Austria cederà
Tra fucili e cannonate
Anche l’Austria cederà
Di qua di là del Piave
Di qua di là del Piave,ci sta un osteria
Là c’è da bere e da mangiare
ed un buon letto da riposar
E dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto
Oi bella mora se vuoi venire questa
è l’ora di far l’amor
Mi sì che vegnaria per una volta sola
Però ti prego lasciami stare
che sono figlia da maritar
Se sei da maritare dovevi dirlo prima
Sei sempre stata coi vecchi alpini
non sei figlia da maritar
E dopo nove mesi è nato un bel bambino
E dopo nove mesi è nato un bel bambino
Sputava il latte beveva il vino
ed era figlio di un vecio alpin
Sputava il latte beveva il vino
ed era figlio di un vecio alpin

Bersagliere ha cento penne
E tu Austria non essere ardita
Monte Canino
Bersagliere ha cento penne
Ma l’alpino ne ha una sola
Un po’ più lunga
Un po’ più mora
Sol l’alpin la può portar
Quando scende la notte buia
Tutti dormono laggiù alla pieve
Ma con la faccia giù nella neve
Sol l’alpin là può dormir
Su pei monti vien giù la neve
La tormenta dell’inverno
Ma se venisse anche l’inferno
Sol l’alpin può star lassù
Se dall’alto dirupo cade
Confortate i vostri cuori
Perché se cade in mezzo ai fiori
Non gli importa di morir
Perché se cade in mezzo ai fiori
Non gli importa di morir
E tu Austria non essere ardita
Di varcare d’Italia i confini
Che sulle Alpi ci sono gli Alpini
Che su per aria ti fanno saltare

E tu Austria che sei la più forte
Fatti avanti se hai del coraggio
E se la Bufa ti lascia il passaggio
Noi altri Alpini fermarti sapremo

Varcheremo le mura di Trento
Coi fucili per ben caricati
E di rinforzo ci sta i richiamati
Tutto per aria faremo saltar

Al comando dei nostri ufficiali
Caricheremo cartuccia mitraglia
E se per sbaglio il colpo si sbaglia
La baionetta faremo brillar
Non ti ricordi quel mese d’Aprile
quel lungo treno che andava ai confini
e trasportavano migliaia di alpini
su su correte è l’ora di partir

Dopo tre giorni di strada ferrata
ed altri due di lungo cammino
Siamo arrivati sul monte Canino
a ciel sereno ci tocca riposar

Non più coperte lenzuola cuscini
non più l’ebrezza dei suoi caldi baci
solo si sentiva gli uccelli rapaci
e la tormenta e il rombo del cannon

Se avete fame guardate lontano
se avete sete la tazza alla mano
se avete sete la tazza alla mano
che ci rinfresca la neve ci sarà
Se avete sete la tazza alla mano
(Rit.)
che ci rinfresca la neve ci sarà
 
Inno dei fucilieri
Sul cappello che noi portiam
Vinassa Vinassa
Sui monti e sui mar
per le strade del ciel
lanciamo in alto
la sfida ideal.
Lungo sarà il cammino
ma con coraggio e con ardor,
lanciamo i nostri cuori
nella battaglia ancor.

La pioggia ci bagna
ci arde alto il sol
d’inverno il gelo
ci morde aspro il cuor.
Ma saldi nel periglio
vita pro patria exponemus
e la divisa nostra è segno del valor

In aspri cimenti
la forza noi tempriam
tra rischi immortali
la nostra via seguiam.
Ma in faccia al mondo vile
splende la sfida del valor.
Avanti o Fucilieri,
avanti avanti ancor.
Avanti o fucilieri,
avanti avanti ancor
Sul cappello che noi portiamo
C’è una lunga penna nera
Che a noi serve da bandiera
Su pei monti a guerreggiar. Oilàlà

Su pei monti che noi saremo
coglieremo le stelle alpine
per donarle alle bambine,
farle piangere e sospirar. Oilàlà

Su pei monti che noi saremo
Pianteremo l’accampamento,
brinderemo al reggimento:
Viva il corpo degli Alpin! Oilàlà

Su pei monti che noi saremo
Pianteremo il tricolore.
O Trentino del mio cuore
ti verremo a liberar. Oilàlà

Evviva evviva,il reggimento
Evviva evviva,il corpo degli Alpin.

Evviva evviva,il reggimento
Evviva evviva,il corpo degli Alpin
E sul Cervino c’è una slavina
L’è la rovina di noi Alpin.
E se son pallida nei miei colori
Non voglio dottori,non voglio dottori
E se son pallida come una strassa
Vinassa,vinassa e fiaschi de vin.
Sul monte Rosa c’è una colonna
L’è la madonna di noi Alpin.
E se son pallida nei miei colori
Non voglio dottori,non voglio dottori
E se son pallida come una strassa
Vinassa,vinassa e fiaschi de vin.
E in fondo valle c’è una osteria
L’è l’allegria di noi Alpin.
E se son pallida nei miei colori
Non voglio dottori,non voglio dottori
E se son pallida come una strassa
Vinassa,vinassa e fiaschi de vin.
Là nella valle c’è la Rosina
L’è la rovina di noi Alpin
E se son pallida nei miei colori
Non voglio dottori,non voglio dottori
E se son pallida come una strassa
Vinassa,vinassa e fiaschi de vin.
Sulla strada del Monte Pasubio
La tradotta
E la nave s’accosta pian piano
Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom.
Lenta sale una lunga colonna
Bom borombom.
L'è la marcia di chi non torna
di chi si ferma a morir lassù.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom.

Sulla cima del Monte Pasubio
Bom borombom
Soto i enti che ze 'na miniera
Bom borombom.
Son gli Alpini che scava e che spera
di tornare a trovar l'amor.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom.

Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom
è rimasta soltanto una croce
Bom borombom.
Non si sente mai più una voce,
ma solo il vento che bacia i fior.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom, bom borombom,
bomborombà.
La tradotta che parte da Torino
a Milano non si ferma più,
ma la va diretta al Piave,
cimitero della gioventù.

Siam partiti siam partiti in ventisette,
solo in cinque siam tornati qua,
e gli altri ventidue
son morti tutti a San Donà.

A Nervesa a Nervesa c'è una croce,
mio fratello l'è disteso là,
io ci ho scritto su "Ninetto"
che la Mamma lo ritroverà.

Cara suora cara suora son ferito,
a domani non ci arrivo più;
se non c'è qui la mia mamma,
un bel fiore me lo porti tu.
E la nave s’accosta pian piano,
salutando Italia sei bella;
nel vederti mi sembri una stella,
oh morosa ti debbo lasciar.

Allora il capitano m’allungò la mano
sopra il bastimento, mi vuol salutare,
e poi mi disse: i Turchi son là.

E difatti si videro spuntare,
le nostre trombe si misero a suonare,
le nostre penne al vento volavano
tra la bufera ed il rombo del cannon.

E a colpi disperati, mezzi massacrati
dalle baionette, i Turchi scappavano
gridando: Alpini, abbiate pietà.

Sulle dune coperte di sabbia
i nostri Alpini, oh Italia, morivano,
ma nelle veglie ancor ti sognavano
con la morosa, la mamma nel cuor.

E col fucile in spalla, baionetta in canna,
sono ben armato, paura non ho,
quando avrò vinto ritornerò!
Monte Cauriol
Tranta sold
Ti ricordi la sera dei baci
Fra le rocce, il vento, la neve,
siam costretti la notte a vegliar.
Il nemico crudele e rabbioso
lui cerca sempre il mio petto colpir.

Genitori, piangete, piangete,
vostro figlio è morto da eroe.
Vostro figlio è morto da eroe
su l’aspre cime del Monte Cauriol.

Il suo sangue l’ha dato all’Italia,
il suo spirto ai fiaschi de vin.
Faremo fare un gran passaporto,
o vivo o morto dovrà ritornar!
Tranta sold, son pas dui lire
tranta sold, tranta sold
son pas dui lire.

Tranta sold, son pas dui lire
e dui lir’ e dui lir’
son dui franchin, dui franchin!
Me pare l’ha vendù ‘l boeu,
me mare l’ha vendù ‘l crin
per fem’ andè, per fem’ andè.

Me pare l’ha vendù ‘l boeu,
me mare l’ha vendù ‘l crin
per fem’ andè ‘nt ‘i Alpin, ‘nt ‘i Alpin!

Me pare l’è bourgheis,
mi son carià de’ speis,
per poudei andè, per poudei andè.

Me pare l’è bourgheis,
mi son carià de’ speis,
per poudei andè ‘nt ‘i Alpin, ‘nt ‘i Alpin!

Ti ricordi la sera dei baci
che mi davi stringendomi al sen;
mi dicevi: sei bella, mi piaci,
sulla terra sei fatta per me!

Mi promise ‘sta Pasqua sposarmi
ma il destino non volle così,
bell’Alpino che avevi vent’anni
nel Trentino sei andato a morir.

Ragazzette che fate all’amore,
non piangete, non state a soffrir;
non c’è al mondo più grande dolore
che vedere un alpino morir.

Oi cara mamma
Dove sei stato mio bell’Alpino
Mamma mia vienimi incontro
Oi cara mamma
i baldi Alpin van via;
i baldi Alpin van via
e non ritornan più;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda la luna
come la cammina,
e la scavalca i monti
come noialtri Alpin;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda le stelle
come sono belle;
son come le sorelle
di noialtri Alpin;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?

Guarda la neve,
come scende lieve:
la lunga penna nera
la si imbiancherà;
Ohi, si si cara mamma - no
senza alpini come farò?
Guarda il sole
come splende in cielo;
la lunga penna nera
la si riscalderà;
oi si si cara mamma no
senza Alpini come farò?
La Celestina in cameretta
che ricama rose e fiori.

Vieni da basso o Celestina
ch’è rivà il tuo primo amore.

Se l’è rivato, lassè ch’el riva,
mi son pronta a far l’amor.

Dove sei stato mio bell’Alpino
che ti ha cambià colore?

L’è stata l’aria dell’Ortigara
che mi ha cambià colore.

Sul Monte Nero c’è una tormenta
che mi ha cambià colore.

Là sul Pasubio c’è un barilotto
che mi ha cambià colore.

E’ stato il fumo della mitraglia
che mi ha cambià colore.

Ma i tuoi colori ritorneranno
questa sera a far l’amore.

Mamma mia vienimi incontro,
vienmi incontro a braccia aperte:
io ti conterò le storie
che nell’Africa passò.

Era il sei del triste maggio
ed a Massaua siam disbarcati,
noialtri Alpini siamo andati
in Abissinia a guerreggiar.

Maledette quelle contrade,
quei sentieri polverosi:
sia d’inverno, sia d’estate
qua si crepa dal calor.

Baldissera manda a dire
che il nemico è sui confini:
c’è bisogno degli Alpini
per poterli liberar.

Appena messo piede a terra
abbiam sentito la triste storia
che gli Alpini con grande gloria
sono morti a crociat-et.

Se avrem finite le cartucce
che n’abbiam centosessanta
combatteremo all’arma bianca
e grideremo Viva il Re!

Viva il Re e la Regina,
la pagnotta e la cinquina,
Menelick dall’Abissinia
lo vogliamo discacciar.

Lo vogliamo discacciare
al di là dei suoi confini
e davanti a noi Alpini
non gli resta che fuggir!
 
Di qua, di là del Piave
Monte Nero
Di qua, di là del Piave
ci sta un’osteria.
Là c’è da bere e da mangiare
ed un buon letto da riposar.

E dopo aver mangiato,
mangiato e ben bevuto.
Oi bella mora se vuoi venire,
questa è l’ora di far l’amor.

Mi si che vegnaria
per una volta sola.
Però ti prego lasciami stare
che son figlia da maritar.

Se sei da maritare
dovevi dirlo prima.
Sei sempre stata coi vecchi Alpini,
non sei figlia da maritar.

E dopo nove mesi
è nato un bel bambino.
Sputava il latte, beveva il vino,
l’era figlio d’un vecchio Alpin.

Spunta l’alba del sedici giugno,
comincia il fuoco l’artiglieria,
il terzo Alpini è sulla via
Monte Nero a conquistar.

Monte Nero, Monte Nero
traditor della Patria mia,
ho lasciato la casa mia
per venirti a conquistar.

Per venirti a conquistare
abbiam perduto tanti compagni,
tutti giovani sui vent’anni,
la sua vita non torna più.

Il Colonnello che piangeva
a veder tanto macello:
fatti coraggio Alpino bello
che l’onore sarà per te.

Arrivati a trenta metri
dal costone trincerato,
con assalto disperato
il nemico fu prigionier.
 
Figli di nessuno
Sul Ponte di Bassano
Figli di nessuno,
che noi siam…
fra le rocce noi viviam,
ci disprezza ognuno
perché laceri noi siam.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar.

Siamo nati chissà
quando, chissà dove,
allevati dalla pura
carità; senza padre
senza madre, senza un nome
noi viviamo come uccelli
in libertà.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar.

Noi viviamo fra i boschi
sugli alti monti e
dagli aquilotti ci
facciamo ammirar.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar.

Le ragazze d’oggi
son smorfiose,
cercan tizio, cercan caio
mille cose in quantità.
Ma se troviamo uno
che ci sappia comandar
e dominar, figli di nessuno
che noi siam anche a
digiuno sappiam marciar


Eccole che le riva
ste bele moscardine,
son fresche e verdoline
colori no ghe na.

Colori no ghe nemo
ne manco gh’en serchemo,
ma un canto noi faremo
al Ponte di Bassan.

Sul Ponte di Bassano
là ci darem la mano,
noi ci darem la mano
ed un bacin d’amor.

Per un bacin d’amore
successer tanti guai,
non lo credevo mai
doverti abbandonar.

Doverti abbandonare
volerti tanto bene,
è un giro di catene
che m’incatena il cuor.

Che m’incatena il cuore,
che m’incatena i fianchi,
in mona tutti quanti
quelli che mi vol mal.

 

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