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Everest, trek al Campo Base di Nicola Ginetti

E' andata benissimo, forse a me piace tanto la montagna e questo è il trek per antonomasia, ma è il più bel viaggio/trek che abbia mai fatto! Il trek di per se è facile, non ci sono difficoltà tecniche da superare, anzi per chi abitualmente fa trekking questo è un trek facilissimo, ma ci sono tante salite e scese, i sentieri nepalesi non vanno mai in pari, se si parte da 3400 e si arriva a 3800 non sono 400 metri di dislivello, ma il sentiero magari scende tantissimo fino a 3200 e poi risale fino a 4100 e poi riscende a 3500 e poi risale e scende fino ad arrivare a destinazione. Insomma tante salite e scese ma che si fanno tranquillamente, basta essere un po’ allenati, la quota non l'ho sentita fino a 5000 metri, poi ho dovuto rallentare il passo, ma senza problemi. Praticamente si parte al mattino tra le 7 ½ e l'8 e con la fermata per il pranzo (magari in una pasticceria per una crostata di mele o in un lodge per un brodino e qualcos’altro) si arriva intorno alle 3 del pomeriggio al lodge della sera, merenda, relax e alle 7 ½ cena (di solito bistecca di yak o uova o riso fritto e cose simili, mi sono rifiutato di prendere la pizza o gli spaghetti alla bolognese e paste simili che si trovano fino all'ultimo rifugio, gli altri europei mangiavano all'italiana). Massimo alle 9 si è già a letto perché nella sala dove si mangia ci dormono i portatori, si rimane sdraiati a letto fino alle 7 del mattino dopo. Quindi si dorme o si sta nel letto anche troppo tempo. Alla sera quando il sole comincia ad andare giù la temperatura crolla letteralmente e bisogna vestirsi mentre di giorno fino a Lobuche (metri 4930) si sta con i pantaloncini corti e maglietta. Nel lodge a Goran Shep da dove si parte per arrivare al Campo base e sul Kala Patthar al mattino in camera c'era 1 grado. Camminando lungo questo sentiero ci si sente abbracciati dalle montagne, ti prende un’emozione inenarrabile perché ci si sente parte del paesaggio, via via che si fa un passo dopo l’altro sembra di entrarci sempre più dentro in un crescendo continuo, fino sentirsi in estasi da Dingboche in poi, quando si raggiunge il ghiacciaio del Khumbu e siamo "dentro" la montagna. Impossibili da descrivere resteranno la tappa finale al Campo Base dell’Everest e la salita del Kala Patthar. Il Kala Patthar è unico, non solo si vede il miglior panorama sull’Everest, ma si vede anche tutto il ghiacciaio del Khumbu mentre il Pumori è li, li accanto, ma così vicino che sembra proprio di poterlo toccare allungando una mano. Ma facendo questo trekking avevo anche un compito da fare, un compito che sono stato orgoglioso di aver fatto. Come alpino avevo con me il gagliardetto del Gruppo Alpini di Prato, Sezione di Firenze dell’Associazione Nazionale Alpini. L’ho portato sempre con me nel mio zaino, sempre sulle spalle, spesso canticchiando il "33" o il "caro pistrino". Come una reliquia l’ho tirato fuori solo nei momenti cruciali del trekking, per fare la fotografia al Campo Base e sul Kala Patthar, poi tornando indietro l’ho lasciato alla Piramide Italiana del Ev-K2 CNR. La Piramide è un pezzetto d’Italia sull’Everest, per un italiano che fa questo trekking è "obbligatorio" fermarsi nella Piramide, quando farete questo trekking fermatevi, l’ingresso è aperto a tutti, chiedete di vedere la stanza dove ci sono i gagliardetti attaccati alle pareti, troverete il mio gagliardetto, quello del Gruppo di Prato, l’ho appeso accanto a quello della Sezione di Bergamo, solo allora forse riuscirete a sentire un pochino delle emozioni che ho provato. E poi ho avuto anche la bufera di neve, una bufera Himalaiana...... ma mi sa che ci dovremo incontrare per raccontare tutto, tutte le emozioni nel vedere queste montagne e i ghiacciai, e poi le persone e i bambini che ti salutano, Namaste!
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Ultimo aggiornamento (Martedì 22 Gennaio 2013 22:07)